Crea sito

Premessa

La Citroen pensava ad una vettura che si inserisse nella gamma tra l'essenziale 2cv e la berlina Ami, in modo da colpire la Regiè che aveva lanciato sul mercato la R4 facendo calare virtiginosamente le vendite della 2cv. Il nuovo modello avrebbe sostituito, in un secondo momento, la celebre utilitaria mirabilmente disegnata da Flaminio Bertoni. Come tutti sappiamo questo non accadde mai e sebbene la Dyane abbia conquistato un posto nel cuore degli italiani, non riuscì mai a sostituire la gloriosa 2cv.

Torniamo a noi. Correva l'anno 1964...

Le richieste dal nuovo modello 

Quella che segue è la traduzione di un'intervista fatta da Frank Kam (web master del sito olandese dedicato alla Dyane) a Robert Opron (responsabile del centro stile all'epoca) e a Jaques Charreton (colui che realizzò i definitivi del Dyane).

Bercot, allora CEO di Citroen, cercava una vera concorrenza alla R4, più aggressiva di prima. Il modello di successo, l'Ami6, era posizionato in un segmento differente.

Stilò così una vera e propria lista delle caratteristiche che avrebbe dovuto avere il nuovo modello:
- fare concorrenza alla R4;
- cinque porte (anche se a lui non piacevano, perchè era più per un Van);
- non più di 2HP, dato che la R4 aveva 4 HP e quindi più costosa in tasse;
- un basso budget, utilizzanzo componenti già di Ami e 2cv,
- l'auto doveva essere costruita nelle stesse linee di assemblaggio della 2cv!
Quest'ultima richiesta condizionò ovviamente tutto il design della nuova auto, dato che tutti disegni aventi dimensioni superiori a quelle
della 2cv vennero scartati.
 

 Disegnata dalla Panhard 

Il capo del centro stile, Flaminio Bertoni, era morto da poco lasciando un vuoto creativo non insignificante. Robert Opron era subentrato come suo successore. Inoltre il centro stile della Citroen era sovraccarico di lavoro: erano in fase di studio il restyling della Dea e quello dell'ultima creatura di Bertoni, l'Ami6.

Bercot decise così che avrebbe affidato il disegno al Centro Stile della Panhard & Levassor, ll più antico centro stile automobilistico della Francia, da poco entrato nella sfera Citroen.
Alla Panhard l'incarico venne dato a Louis Bionier. I suoi disegni erano impostati su forme a V e elementi stilistici trapezioidali.

Quando Bionier mostrò questi primi schizzi, nella primavera del 1965, i diretttori della Citroen non rimasero molto soddisfatti: sembrava troppo una riassemblaggio dell'Ami6. Non approvarono neanche il lato posteriore.

Rifinita dal Centro Stile Citroen 

Invece di mandare Bionier a rifare il proprio lavoro, Citroen assegnò il lavoro ad un nuovo elemento Jacques Charreton: lui ultimò il disegno del caratteristico muso e del lato posteriore.
Le porte concave non sono un disegno casuale. Secondo Opron le porte non erano abbastanza rigide e sembravano troppo monotone. L'ideale sarebbe stata una porta convessa, anche se questo significava una revisione generale dell'auto che avrebbe necessitato di uno spazio particolare nella linea di assemblaggio della 2cv, esse erano fatte concave. Flaminio Bertoni disse che l'invenzione delle porte concave era buona: secondo lui avrebbero riflesso i rumori
come in uno specchio.
Charreton voleva dei fari quadrati, ma questi erano troppo costosi (tempi duri per una Citroen in rosso continuo) e così venne trovata la soluzione inserendo i fari tondi in un elemento quadrato cromato.
Il cruscotto (ispirato forse a quello della ID) venne disegnato da Henry Dargent e venne poi copiato pari pari per quello dell'Ami8.
Il disegno finale piacque a Bercot, sarebbe divenuta la sua auto preferita. Opron non era della stessa opinione.

La creazione del modello